venerdì 1 febbraio 2013

Ho sgarrato, e adesso?

La dieta è quella cosa orribile e spaventosa che insegue moltissime persone, a volte addirittura da quando erano bambini. Continuano a fare i conti con i chili sulla bilancia pesapersone, i grammi sulla bilancia da cucina, privazioni, tentazioni e stress. Eppure ognuno di noi ha visto almeno una volta in vita sua una persona autorevole in tv, un medico, un nutrizionista, un dietista, che si sperticava a spiegare che la dieta non è sofferenza, non è privazione, non deve essere vissuta come fonte di stress piuttosto come cambio delle abitudini e il più possibile facile da seguire.

Infatti il problema, spesso, non è tanto la dieta in sé, quanto l'approccio ad essa. Vittime di messaggi pubblicitari tanto fastidiosi quanto ingannevoli, quando ci presentano modelli inarrivabili per la stragrande maggioranza delle persone, siamo portati a pensare che una ragazza alta 1,70 metri non possa pesare più di 50 kg e non debba farsi vedere a mangiare più di quei 30 g di riso bianco con due foglie di lattuga come secondo. Molte persone sono disposte a fare enormi sacrifici per arrivare a quegli standard, cosa che ha effetti negativi in più di un modo.

Il primo danno è quello di portare le persone a "mettesi a dieta" da sole, da un giorno all'altro riducono drasticamente l'introito indipendentemente da quanto fosse alto (o spesso già basso) prima, andando incontro a problemi di malnutrizione e deperimento muscolare, soprattutto se si associa a questo regime dell'attività fisica.
Il secondo danno è a livello psicologico, si vive l'alimentazione come un nemico da combattere, la dieta restrittiva è la regola e l'arma per combattere il grasso in eccesso (sempre che ce ne sia). Ancora, porta sensi di colpa nel momento in cui il fisico ha la meglio sulla volontà, quando alla fine ci troviamo davanti ad un piatto prelibato e non riusciamo a dire di no, quando ci siamo privati per mesi di cose che ci piacciono e poi, ovviamente, ricominciamo a mangiarle. Questo porta a volte a esagerare, ad avere un effetto rimbalzo nel peso e a rimanere ancor più delusi per aver rovinato i nostri sforzi.

Quanto male fanno le diete fai da te.

Anche andando da un professionista però, una volta vissute queste esperienze le cose possono non migliorare, perché è normale che una persona voglia combattere il senso di colpa: si prende la dieta dal nutrizionista e si comincia, dopo una settimana si sgarra al pranzo e si dice "va beh, ormai la giornata è buttata" e anche a cena non si sta attenti a quel che si mangia. Poi ricapita dopo un po', solo che la cosa prende piede e si dice "visto che ho buttato ieri, è inutile che oggi faccia il bravo, ormai la dieta è rovinata". Così finisce la dieta, finiscono i controlli dal nutrizionista e le spese sostenute e l'impegno messo su questa avventura vengono completamente vanificati.

Il modo migliore per affrontare una dieta è quello di accettare gli sgarri. Può capitare, nessuno è perfetto e nessuno vive isolato dal resto del mondo, l'importante è rendersi conto che sono semplici eccezioni, o ancora meglio sono coccole che ci concediamo anche per vivere meglio la dieta che stiamo affrontando. Con questa consapevolezza, al pasto successivo (non il giorno dopo) si rientra più facilmente nelle regole dettate dall'alimentazione corretta e i risultati arrivano più facilmente, senza dover rinunciare a niente.

Brescia, 2 febbraio 2013

9 commenti:

  1. Buonasera dottore! Torno a rivolgermi a lei; tanto per cominciare la informo di una cosa che avrà già scoperto ridendomi alle spalle: la dottoressa Baroni quando parla di funghi produttori di B12 negativa per il corpo umano non si riferisce ai funghi commestibili, bensì ai miceti! Non avevo compreso in modo corretto il testo della SSNV.
    Seconda cosa: lei come ritiene che si possa giudicare questa pubblicazione http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PII0140-6736(90)91656-U/abstract?

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  2. sembra strana la pubblicazione? Non so, a me pare cristallina: anche dopo un problema cardiocircolatorio il cambio delle abitudini alimentari e di stile di vita risulta importante per migliorare la salute

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    1. No non sembra strana...ed era proprio questo il problema! Perché non si sente mai parlare di questi studi o non sono stati approfonditi con studi più ampi? O invece ce ne sono?

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    2. Mi riferisco a studi specifici su alimentazione vegetariana per contrastare malattie cardiocircolatorie...

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    3. Mah, in realtà anche nella stampa generalista si parla di studi sulla dieta mediterranea, ad esempio, che si scopre sempre di più benefica per l'organismo ed è principalmente vegetale. Le diete precisamente vegetariane o vegane, forse, sono un po' più di nicchia, ma banalmente se si chiede in giro "le verdure fanno bene?" la risposta è sempre sì, vuol dire che il messaggio mediatico, almeno in teoria, è arrivato.

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    4. Dottore mi pare diverso il sapere che le verdure fanno bene dal sapere che eliminando in toto i prodotti animali si può sperare di far regredire e forse sconfiggere la prima causa di morte dei paesi industrializzati...è per questo che ho chiesto cosa ne pensasse. Se questi risultati si confermassero su più larga scala sarebbero rivoluzionari.

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    5. La ricerca non dice affatto questo, cito:
      "28 patients were assigned to an experimental group (low-fat vegetarian diet, stopping smoking, stress management training, and moderate exercise) and 20 to a usual-care control group"
      non basta una dieta veg, ci vuole uno stile di vita completamente diverso e sinceramente non ci vedo nulla di rivoluzionario

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    6. in effetti non è nulla di rivoluzionario, è una ricerca del 1990...

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  3. Chiaramente ci sono anche altri fattori oltre alla dieta...
    Comunque a me non pare che la gente conosca questo modo di poter affrontare le malattie cardiache, per ciò sostengo che "non è nulla di rivoluzionario" non sia un'affermazione corretta. Scusi se insisto; né rivoluzionaria né non-rivoluzionaria: semplicemente non-conosciuta (perlomeno non dal grande pubblico).

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