Questo blog è curato dal
Dottor Giuliano Parpaglioni
Biologo Nutrizionista
Master internazionale di II livello in Nutrizione e Dietetica

Disponibile per visite a Brescia (Fleming Tecna: 030 3390840-1),
e Toscolano Maderno (Centro Medico Toscolano: 0365 1881107)

lunedì 18 gennaio 2016

L'importanza dei controlli

Qualche giorno fa ho annunciato la possibilità di usufruire di un pacchetto di tre controlli: pagando anticipatamente si ha uno sconto sul costo complessivo. Credo però serva qualche parola in più, per spiegare anche la logica che c'è dietro questo pacchetto.

Cominciamo da un'osservazione abbastanza comune. Una delle prime volte che ho proposto quest'opportunità a un mio paziente, questo mi ha risposto "Interessante. Però prima vediamo come va la dieta, facciamo un controllo singolo, poi si vedrà". Se anche può sembrare un ragionamento corretto, in realtà in questa impostazione si cela un grosso rischio. Da parte mia assicuro la migliore dieta possibile con i dati a mia disposizione, raccolti durante la prima visita. Poi però passa un mese tra la prima visita e il controllo e può succedere qualsiasi cosa: cambi di orari di lavoro, impegni non previsti, cambiamenti nelle condizioni di salute, stress di tipo familiare... la vita è piena di sorprese e abbastanza spesso capita che la persona ritorni dicendomi "ho seguito la dieta per quindici giorni, poi non ce l'ho fatta più".

A questo punto cosa si può fare? Beh, si può cambiare l'impostazione della dieta, ad esempio. Un cambio di orari impedisce di fare un pranzo decente? A un certo punto ci siamo riscoperti vegani? La frutta secca proprio non riusciamo a mangiarla a merenda? In ogni caso, la dieta che prima andava bene ora non è più adatta. Venendo al controllo c'è la possibilità di parlare, di sistemare le cose, anche di stravolgere totalmente la dieta assegnata all'inizio! L'obiettivo mio e di qualunque biologo nutrizionista è quello di dare una traccia da seguire: vogliamo che voi impariate qual è il modo migliore di alimentare il vostro corpo! Non è una regola rigida da seguire finché non perdo dodici chili e seicento grammi, piuttosto è un modo per capire quale sia l'alimentazione più salutare e adatta a voi stessi. Nel momento in cui si deve calare di peso avrà quantità diverse rispetto a quando non c'è questa necessità, ma l'impronta deve rimanere. Modificando insieme, nel tempo e man mano che cambiano le condizioni, l'alimentazione, è possibile capire come muoversi e alla fine non avere più nemmeno bisogno del nutrizionista.

Tutto questo può essere fatto solo impegnandosi per un po' di tempo, e chi vuole farlo ha ora la possibilità di avere dei prezzi agevolati. I controlli sono importanti, servono per capire come muoversi in casi non previsti e per correggere la mira in caso di cambiamenti dipendenti o indipendenti dalla nostra volontà e sono la chiave per la riuscita di qualsiasi dieta.

Brescia, 18 gennaio 2016

domenica 10 gennaio 2016

Pacchetto 3 controlli

Da oggi è possibile scegliere il pacchetto 3 controlli, che permette di prenotare tre visite di controllo a prezzo agevolato: 150 euro invece di 180.

Il pacchetto 3 controlli è disponibile in tutti gli studi: Brescia, Desenzano del Garda e Toscolano Maderno.

Per tutti i dettagli si può far riferimento alla pagina Costi e modalità della visita
Brescia, 10 gennaio 2015

sabato 2 gennaio 2016

A chi caspita devo dare retta?

Una persona qualsiasi legge un giornale online e trova un giornalista che dice "le diete a basso contenuto di grassi non fanno dimagrire" citando l'ultimo studio di Lancet, una metanalisi enorme su più di 68 000 persone. Poi si gira dall'altra parte e trova un sito che gli spiega come dimagrire abbassando i grassi. Allo stesso modo, capita di vedere in televisione esperti che litigano sul miglior approccio possibile per il dimagrimento, a volte anche con toni accesi. Una persona interessata all'alimentazione magari vorrà saperne di più, e magari leggerà posizioni diverse su varie diete commerciali (come quelle di cui ho parlato su Diet Curiosity: dieta Dukan, dieta del supermetabolismo, dieta alcalina...) e si scontrerà con i più frequenti luoghi comuni, il latte fa bene VS il latte è veleno; la carne è cancerogena VS la carne è fondamentale e così via.

È ovvio che regni la confusione. Spesso i messaggi che arrivano sono contraddittori e non si riesce a capire quale sia la verità, puntando soprattutto sul sentimento, sulle emozioni: l'articolo scritto meglio sarà quello che vedrà più persone convinte. I venditori di fumo purtroppo puntano su questo: la confusione. Inventare una storia assurda, magari condita con linguaggio tecnico - non per forza corretto - che faccia presa su paura, populismo e curiosità (titoli come: "ecco i quattro veleni che l'industria ci propina tutti i giorni!") è molto più redditizio e facile che dare notizie corrette e tecnicamente rigorose. Aggiungiamoci inoltre che spesso si parla di fazioni, posizioni che si scontrano per partito preso e per vera e propria fede, ed ecco che la chiarezza e la correttezza non sono più parte dell'obiettivo del comunicatore di turno.

Purtroppo questo coinvolge anche i professionisti: ho sentito con le mie orecchie un medico dire che "il caffè contiene molte proteine" (giusto per verifica: 100 g di caffè espresso contengono 0.1 g proteine) e colleghi nutrizionisti asserire senza ombra di dubbio che il latte acidifica il sangue e che causa osteoporosi (cosa che, chi mi legge da un po', sa non essere vera: 1 e 2). Se andate da un nutrizionista, dovreste saper chiedere conto di qualsiasi cosa vi dica e che non vi torna. Sta a lui poi dover dimostrare le proprie tesi. Non abbiate paura di metterlo in difficoltà: se qualcuno dei miei pazienti mi chiedesse "dottore ma perché mi dà la carne di pollo? Non è cancerogena?" io spiegherei la mia posizione e, se non fossi in grado di farlo in quel momento o se non fosse soddisfatto, mi premurerei di assicurare al paziente l'invio di una mail chiarificatrice con eventuali riferimenti scientifici e spiegazioni meno tecniche. Se non dovessi agire così, il mio paziente farebbe bene a cercare qualcuno di più affidabile. L'onere della prova sta a chi fa un'affermazione e non c'è nulla di male a sottolinearlo.

Quindi non è tanto sapere le cose, non tutti facciamo lo stesso mestiere e io stesso mi affiderei totalmente a un ingegnere per costruire un ponte, o a un meccanico per sistemare la mia auto. Si tratta solo di avere l'accortezza di chiedere conto dell'operato. L'imbonitore non vi darà spiegazioni o vi risponderà "cerca su internet, è pieno di conferme". Il meccanico mi saprà spiegare perché ha dovuto sostituire le pasticche dei freni, l'ingegnere mi saprà spiegare perché ha deciso di costruire un ponte in legno invece che in ferro.

Date retta a chi sa spiegarvi le cose e si impegna nel farlo.

Brescia, 02 gennaio 2016

domenica 18 ottobre 2015

Un pasto dopo l'altro

C'è una cosa che mi capita di notare spesso, parlando con le persone che arrivano nel mio studio: si tende a considerare la dieta qualcosa di continuo, di preponderante nel tempo e di conseguenza preoccupante. "Sa dottore, questo mese non ho seguito la dieta alla lettera" è una frase che viene detta spesso, per giustificare magari qualche sgarro in più, i risultati che non arrivano, la perdita del punto di vista dello schema generale da seguire e magari il ritorno a vecchie abitudini più comode.

Se il pensiero va in automatico a quanti mesi devo stare a dieta per avere un certo risultato, è quasi naturale stancarsi: nessuno può tenere alta la concentrazione sull'alimentazione per troppo tempo, a meno che non si abbia a disposizione un coach che ci segue minuto per minuto nell'intero arco della giornata e nelle spese che facciamo, ma è qualcosa che pochi possono permettersi. Ma credo che ci sia un modo migliore per gestire il tutto, minimizzando la fatica e lo stress.

Un viaggio di mille miglia comincia col primo passo recita un proverbio orientale, ed è da qui che si può prendere spunto per facilitarci la vita: organizzare la nostra alimentazione passo dopo passo, anzi pasto dopo pasto. Non serve a niente pensare alla dieta nell'intera settimana, o addirittura nell'intero mese, forse non serve nemmeno pensare all'intero giorno, piuttosto è utile soffermarsi e fare mente locale sul singolo pasto. Sono due i passaggi importanti:
  • pianificare la spesa nel dettaglio;
  • preoccuparsi solo al momento del pasto di cosa si mangerà.
Il primo punto costringe ad avere in casa soprattutto alimenti utili, salutari. Non andare a far la spesa con lo stomaco vuoto e farsi una lista permette di evitare di comprare cose che poi butteremo evitando sprechi e di buttarsi su cibi più appetibili ma dannosi; il secondo punto permette di suddividere in piccoli passi tutta l'avventura.

In particolare, è inutile pensare "diamine, ho mangiato troppo a pranzo, la giornata è andata". Questo tipo di ragionamento è il primo passo per dimenticarsi non la dieta, ma in generale la sana alimentazione! Il passo successivo infatti diventa "cavolo sono due giorni che non seguo la dieta, ormai ho buttato la settimana intera". Da qui a lasciare la dieta appesa con una calamita sul frigo e ignorarla è un attimo.
Piuttosto è meglio considerare la dieta come una serie di pasti separati, così se capita di mangiare male ad uno di essi, al successivo basta rientrare nello schema, si limitano i danni e si mantiene, in generale, una buona alimentazione.

Spesso faccio un conteggio banale: cinque pasti al giorno per sette giorni sono trentacinque pasti settimanali. Se almeno trentatre sono regolari, non è un problema inserire un paio di sgarri. È molto meglio così piuttosto che considerare gli sgarri come giornate intere buttate, che inevitabilmente portano a non fare più attenzione all'alimentazione. Seguendo la dieta non tanto giorno dopo giorno ma un pasto dopo l'altro è decisamente più facile fare in modo che gli sforzi che facciamo non siano vanificati da qualche intoppo.


Brescia, 18 ottobre 2015

lunedì 17 agosto 2015

Nuovo studio

Da settembre sarà possibile prenotare un appuntamento anche a Toscolano Maderno, il martedì mattina, presso il Centro Medico Toscolano.
Per le informazioni riguardanti l'indirizzo e il numero di telefono rimando al link sulla pagina dei contatti

Brescia, 17 agosto 2015

martedì 14 luglio 2015

Beta-glucani: un utile aiuto contro il colesterolo alto

L'ipercolesterolemia, ovvero l'eccesso di colesterolo nel sangue, è una condizione abbastanza comune: un sondaggio del 2009 che comprese uomini e donne dai 19 ai 69 anni rilevò che il 24% dei soggetti intervistati aveva avuto diagnosi medica di questo disturbo. Molte persone però non sanno effettivamente cosa sia e cosa comporti questa condizione, l'obiettivo di questo post è quindi quello di spiegarlo, in parole semplici, e di offrire un suggerimento su come poter agire per migliorare la situazione.

Cos'è il colesterolo ematico?


Una molecola di colesterolo
Dobbiamo prima di tutto cercare di distinguere il colesterolo ematico dal grasso vero e proprio. Il colesterolo come grasso è un componente essenziale di molte strutture cellulari del nostro corpo, è la molecola da cui derivano molti ormoni, è fondamentale per la produzione di bile e soprattutto non è quello che viene misurato dalle analisi del sangue, ovvero il colesterolo ematico.

Una lipoproteina

Ho già parlato anni fa del colesterolo HDL e del colesterolo LDL, in ogni caso riprendo qui il discorso in modo da facilitare la spiegazione.
I grassi sono composti non solubili in acqua: una goccia d'olio in un bicchiere galleggia e non si scioglie come farebbero altri liquidi. Nel plasma sanguigno quindi non possono circolare liberamente, ma sono legati ad alcune proteine di trasporto: in questo caso si parla di lipoproteine. Queste lipoproteine sono composte da proteine unite a vari tipi di grasso: colesterolo, trigliceridi, acidi grassi liberi e fosfolipidi sono tutti componenti di queste strutture, la percentuale dei vari tipi di grasso determina il tipo di lipoproteina (ne esistono 5 tipi principali). La formazione e la biochimica di queste lipoproteine è piuttosto complicata, come la volta scorsa cerco di semplificare e parlo solo delle due che ci interessano di più: le lipoproteine LDL e le lipoproteine HDL. Le due sigle sono indicative della loro densità: le prime, le LDL, sono a bassa densità (low density lipoprotein), le seconde invece, le HDL, sono più dense (high density lipoprotein). La cosa interessante di queste due lipoproteine però non è tanto la loro definizione, quanto la loro funzione. Le LDL contengono più molecole di colesterolo e trigliceridi di quante ne contengano le HDL, sono formate dal fegato e hanno il compito di portare alla periferia le molecole di grasso, nei tessuti che ne hanno bisogno. Quando sono in eccesso, le LDL depositano il loro carico di grasso all'interno dei tessuti che compongono i vasi sanguigni, causando un accumulo di materiale che, nella peggiore delle ipotesi, può arrivare a ostruire la circolazione: è l'ateroma; ecco perché sono chiamate colesterolo cattivo. Le HDL al contrario hanno il compito inverso: arrivano alla periferia più scariche di grassi (tra cui colesterolo) e hanno il compito di raccoglierli per riportarli al fegato, quindi l'effetto finale è di pulire i vasi sanguigni; ecco perché sono chiamate colesterolo buono.

Fondamentalmente, quindi, il colesterolo è un grasso che fa parte della composizione delle lipoproteine, e sono queste ultime che vengono esaminate nelle analisi del sangue. Quando le LDL sono basse e le HDL sono alte, la situazione è buona.

Beta-glucani: regolatori del colesterolo


Un generico beta-glucano

I beta-glucani (o anche β-glucani) sono una nelle molte molecole che compongono le fibre. In particolare, in questo caso si parla di fibre solubili. Chimicamente sono degli zuccheri, non sono digeriti e per questo non vengono utilizzati dal nostro organismo a fini energetici, ma hanno comunque molti effetti, uno dei più famosi è quello di aiutare a controllare la quantità di colesterolo cattivo. Il meccanismo si deve ricercare in una caratteristica particolare di questa fibra: la viscosità. Uno studio del 2007 mostra come i beta-glucani siano in grado di aumentare la produzione di bile del fegato grazie alla loro capacità di legare i componenti della stessa: gli acidi biliari. La bile ha un compito preciso: legare il grasso alimentare nell'intestino in modo tale da facilitarne l'assimilazione e il conseguente trasporto all'interno del flusso sanguigno attraverso le pareti intestinali.

I beta-glucani sono molto efficienti e, a differenza delle altre fibre solubili, ne basta una quantità relativamente bassa per funzionare: succede che legando gli acidi biliari, questi non riescano più a fare il loro lavoro di aiuto nell'assimilazione dei grassi, quindi il fegato reagisce producendone di più. Come tutti i tessuti, anche il fegato ha vene, arterie e capillari che servono a nutrirlo, così anche il fegato può avere necessità di ricevere grassi dalle LDL come le altre parti del corpo. Nel momento in cui la bile scarseggia o non funziona bene, il fegato richiede l'aiuto delle LDL per avere gli ingredienti per formarne altra. Ecco quindi che i beta-glucani causano un abbassamento delle LDL circolanti.

Altro effetto importante è quello della fermentazione. I batteri intestinali che vengono a contatto con i beta-glucani possono usarli come alimenti, attuando una reazione fermentativa che produce molecole di scarto: acidi grassi a catena corta (short-chain fatty acids, SCFA). Questi acidi grassi sono capaci di inibire la sintesi di colesterolo, quindi di nuovo il fegato si trova nella condizione di dover chiedere aiuto alle LDL per averne abbastanza per fare il suo lavoro: produrre bile.

Quanti beta-glucani servono e dove si trovano?

L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, EFSA) ha accettato le diciture tipo "aiuta ad abbassare i livelli di colesterolo" per alcuni prodotti contenenti beta-glucani, ma suggerisce di consumarne almeno 3 g al giorno per avere effetti rilevanti.
La fonte più famosa di queste fibre è l'avena, ma anche l'orzo ne contiene in quantità non trascurabili. Inoltre in commercio esistono prodotti addizionati di beta-glucani, ma spesso il contenuto non è sufficiente per essere rilevante: mangiare un biscotto che ne contiene 0,3 g è decisamente inutile, se ne dovrebbero mangiare 10, ma a quel punto diventano molto rilevanti anche gli altri ingredienti del biscotto, che potrebbero avere invece effetti contrari (eccesso di grassi e zuccheri aumentano il colesterolo LDL). Meglio avere una dieta varia e in aggiunta agli alimenti addizionati mangiare spesso orzo e avena. Altre fonti di beta-glucani come segale, frumento integrale e funghi non hanno lo stesso effetto ipocolesterolemizzante, probabilmente perché la forma chimica dei beta-glucani è diversa e risulta essere in una forma insolubile, che ne cambia le proprietà.
Brescia, 14 luglio 2015

giovedì 11 giugno 2015

Dimagrire senza fame

"Chi bello vuole apparire, un poco deve soffrire" recita l'adagio. In effetti, la prima cosa a cui si fa riferimento quando si tenta di raggiungere un qualsiasi obiettivo è la determinazione: un atleta che volesse partecipare alle olimpiadi dovrà allenarsi duramente e con costanza, sopportando sessioni pesanti, dolori e magari anche infortuni. Quando si parla di dieta, il sintomo più frequente è la fame, e la nostra forza di volontà è messa alla prova soprattutto da essa.

In realtà è più la paura della fame, che la fame stessa, il problema. Molte persone evitano le diete perché sono convinte che vivranno male, saranno tristi e andranno incontro a ogni genere di privazione. Eppure non deve essere per forza così: come ho già ripetuto molte volte la dieta è l'insieme dell'alimentazione e dello stile di vita di ognuno di noi. Esistono diete per tutte le occasioni, e in particolare chi deve dimagrire dovrebbe mangiare un po' meno di quello di cui ha bisogno. Ma qui casca l'asino: la frase, per come è messa, fa immaginare appunto privazioni e sacrifici. Eppure mi è capitato solo rare volte di sentire persone che, ai controlli, dicessero "ho avuto fame per tutto il mese", e in genere erano persone che o non hanno seguito la dieta per bene oppure hanno aumentato l'attività fisica di molto; in genere invece non c'è fame, se non ai livelli che chiunque ha quotidianamente all'approssimarsi dell'ora del pasto.

Com'è possibile? In realtà è abbastanza semplice. In un precedente post ho spiegato cosa fosse il metabolismo corporeo e da quali parti fosse composto. In breve, esiste il metabolismo totale, che è la somma dei consumi quotidiani, e il metabolismo basale, che invece è la somma dei consumi dati solo dai processi che ci mantengono in vita. Una delle prime cose che dico sempre è che la dieta, seppur dimagrante, non deve essere più stretta del valore del metabolismo basale, quindi a meno che una persona non sia una donna di 140 cm e di 32 kg, è sconsigliato fare diete da 800-1000 kcal, perché è davvero difficile che il metabolismo basale sia sotto questi valori. Mangiando un po' di più si riesce ad avere un deficit col metabolismo totale, quindi a perdere grasso, senza però sentire i morsi della fame (e soprattutto senza deperire il proprio corpo).

Ovviamente, come dicevo in un altro post, le calorie non sono tutto, quindi va presa in considerazione anche la composizione del menù giornaliero. Abbondando con la verdura ci si sente sazi più a lungo, così come scegliendo alimenti con indice glicemico basso (ricchi di fibra o proteine). Ovviamente vanno limitate le assunzione di dolci, carni grasse e lavorate e prodotti industriali, ma anche qui, non è un impedimento, è una limitazione. La dieta non deve essere una gabbia, altrimenti non dura e non è efficace, deve essere una rieducazione, deve portare a uno stile di vita migliore di quello precedente.

Ecco perché avere paura delle privazioni è sbagliato, ed ecco perché è effettivamente possibile dimagrire senza sentire i morsi della fame.

Brescia, 11 giugno 2015