giovedì 30 agosto 2012

La tassa sulle bibite... quale senso ha?

La notizia è di pochi giorni fa: salvo ripensamenti dell'ultimo momento (il testo va approvato entro il 31 agosto) ci sarà una tassa in più sulle bibite zuccherate e alcoliche. Sento da giorni parlarne, le opinioni sono le più disparate: c'è chi si slancia contro il governo che non sa fare altro che mettere tasse e chi, d'altro canto, loda l'iniziativa per la salvaguardia della salute e della spesa pubblica inerente. Io personalmente ho una visione moderata, né da una parte né dall'altra.

A prima vista una nuova tassa, dopo tutto quello che ci fa pagare lo stato, non è il massimo dell'originalità né della popolarità, ma la giustificazione è quella di avere più fondi da destinare alla sanità, che ovviamente si occupa anche di chi esagera con l'alcol e con gli zuccheri causandosi danni importanti. Io credo che ci siano due punti di vista più uno:

  1. lo stato riceve più soldi
  2. il consumatore dovrà pagare di più per bere le stesse quantità di bibite
    1. la conseguenza dovrebbe essere un effetto inibente sul consumo
Il primo punto è inopinabile, è ovvio che tassando a monte la produzione di bibite (la tassa è per i produttori), l'introito sarà maggiore. Maggiore di quanto? La tassa sarà di 7,16 euro per ogni 100 litri di bevande zuccherate o con edulcoranti analcoliche e 50 euro ogni 100 litri di bibite alcoliche. È ovvio quindi che ogni azienda, producendo ettolitri di bibite, dovrà sborsare un bel po' di soldi, per i quali sicuramente si rivolgerà ai consumatori per rientrare nella spesa. Ora, è ovvio quindi che i due punti espressi prima saranno confermati; piuttosto è il punto addizionale che mi lascia perplesso. 7,16 euro in più per ogni 100 litri di bibite vogliono dire un aumento di circa 11 centesimi ogni litro e mezzo di bottiglia di tè, circa 1,4 cent (centesimi, non euro) per ogni brik di succo di frutta da 200 ml. Davvero questi aumenti sono tanto alti da inibire l'acquisto? Davvero un totale di nemmeno 5 cent in più per una confezione di tre brik di succhi di frutta impedisce alle persone di comprarlo?
Per l'alcol l'aumento è di 16,5 centesimi per ogni bottiglia di birra da 33 cl, che è indipendente dalla qualità. Ovvero io compro una bottiglia che vale 1 euro e ci aggiungo 16 cent, oppure una bottiglia che vale 10 euro e ci aggiungo sempre e solo 16 cent, senza parlare del vino, che può raggiungere prezzi elevatissimi, per il quale il sovrapprezzo è di 50 cent al litro (il vino pregiato aumenterà di 50 centesimi al litro come il vino in cartone). Davvero 50 cent in più impediranno il consumo di vino? Davvero 16,5 cent in più impediranno il consumo di birra?
 Le conclusioni sono che lo stato non decide quello che dobbiamo bere e non influenza più di tanto le nostre scelte a riguardo, né in positivo né in negativo; prende soldi dai produttori di bibite che nelle intenzioni dovrebbero essere usati per la sanità; perde una buona occasione per educare le persone a consumare alimenti sani ad esempio detassandoli in toto, quindi rendendoli più appetibili. Se la mossa del governo è quella di avere più soldi posso anche starci, ma non mi vengano a dire che queste tasse disincentivano il consumo di bevande non salutari perché, con questi aumenti, non posso crederci. Vedremo cosa succederà il 31 agosto.

Aggiornamento del 5 settembre 2012: pare che la parte delle bibite zuccherate sarà eliminata dal decreto. Nulla di fatto.


Brescia, 30 agosto 2012

domenica 5 agosto 2012

La qualità delle proteine

Le proteine sono uno dei tre macronutrienti (gli altri sono carboidrati e grassi), ovvero sono una delle tre sostanze su cui si basa principalmente la nostra alimentazione. Esse sono un tipo di molecola particolare, chiamata polimero, ovvero un insieme di molecole più piccole legate l'una all'altra, a loro volta chiamate aminoacidi. Ogni proteina è composta da venti tipi diversi di aminoacidi, un po' come le parole sono composte da ventuno lettere, ma proprio come le parole ogni proteina si distingue dalle altre per la sua lunghezza, la sua composizione e l'ordine nel quale ogni aminoacido è legato ad un altro (come poi le parole calendario e locandiera indicano due cose completamente diverse).

Il nostro organismo, allo stato adulto, è capace di sintetizzare dodici dei venti aminoacidi che servono per la sintesi proteica, gli altri otto (fenilalanina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, treonina, triptofano, valina) vanno necessariamente assunti con la dieta, sono per questo detti aminoacidi essenziali. Sono questi otto i mattoni delle proteine che decidono se una fonte proteica è buona o cattiva, se è soddisfacente o se è di scarsa qualità.

Le fonti alimentari animali hanno proteine simili a quelle che sintetizziamo noi (i muscoli degli animali che noi mangiamo sotto forma di carne hanno composizioni chimiche simili ai nostri muscoli), così cibandoci di questi alimenti noi abbiamo sicuramente uno spettro aminoacidico completo: gli otto aminoacidi essenziali sono tutti presenti nel piatto e superano o almeno eguagliano, in quantità, le nostre necessità. Un solo tipo di alimento, in questo caso, è sufficiente per avere la completezza aminoacidica.

Esistono cibi che non hanno questa caratteristica? Sì: i cibi vegetali hanno proteine in composizioni lievemente diverse rispetto a quelle animali, gli aminoacidi sono gli stessi ma la loro concentrazione cambia. I cibi vegetali più ricchi in proteine sono i cereali e i legumi, entrambi se presi come uniche fonti di cibo sono, sotto il profilo aminoacidico, insufficienti a garantire una buona nutrizione. Esiste in questo caso il fenomeno dell'aminoacido limitante, per spiegarlo prendiamo ad esempio il mais, che è uno dei cereali con le proteine meno complete. Nel mais ci sono tutti e venti gli aminoacidi, ma la lisina e il triptofano sono in quantità insufficienti per garantire, se preso come unico alimento, la corretta sintesi proteica. È un po' quello che succede costruendo un muro: se ad un certo punto vengono a mancare i mattoni (gli aminoacidi lisina e triptofano), la costruzione rallenta fino a che non arrivano. In generale, nei cereali l'aminoacido limitante è la lisina, nei legumi sono la metionina e il suo derivato cisteina, due aminoacidi contenenti zolfo.

Cosa succede, quindi se si rinuncia a mangiare alimenti di origine animale per qualunque motivo? Si va incontro a malnutrizione? No, non necessariamente. Quello che ho detto vale per il singolo alimento, non per l'intera dieta giornaliera. Sappiamo che le fonti principali di proteine del regno vegetale sono cereali e legumi, sappiamo che entrambi hanno degli aminoacidi limitanti, ma possiamo far caso anche ad un'altra cosa: gli aminoacidi limitanti di questi due tipi di alimento sono diversi. Così, capita che se nel piatto ho una combinazione di riso (carente in lisina ma con le giuste quantità di metionina e cisteina) e piselli (carenti in metionina e cisteina ma con le giuste quantità di lisina) io non ho nessun tipo di problema nel trovare le giuste quantità di tutti e otto gli aminoacidi essenziali.

Nel regno vegetale, quasi ogni tipo di alimento è contraddistinto da un aminoacido limitante diverso, indipendentemente dalla quantità di proteine contenute in essi, la qualità di esse è quindi molto varia. Il segreto per vivere al meglio questa realtà e non avere problemi, tanto per cambiare, è la varietà: più si varia la dieta, più nel piatto arrivano cose diverse sia durante lo stesso pasto che durante l'intera giornata e più possibilità ci sono che l'alimentazione sia completa. E soddisfacente, ovviamente.

Brescia, 05 agosto 2012