lunedì 27 giugno 2011

OT - Il metodo scientifico

Un post leggermente Off Topic per parlare di una questione che mi sta molto a cuore. Quando un paziente mi chiede "dottore, cosa pensa dei test per le intolleranze?" oppure "ma è vero che il latte fa male?" io ho una risposta standard: cerco di indagare sulle sue fonti e discutiamo di quelle, spiegando il mio punto di vista e cercando di far capire che sì, è possibile che il latte faccia male, ma non è un dato di fatto universale (anche la pasta può far male, pensiamo ai celiaci). Aggiungo che "se lei sta bene escludendo il latte non vedo perché dovrei forzarla a berlo" ma comunque cerco di spiegare che la sua condizione non è data dal latte in sé, quanto da una sua condizione fisica (o anche psicologica) che può determinare vari tipi di disagio se si assume.

Sia i test per le intolleranze che il latte (come poi tantissime altre cose) sono argomenti di moda, c'è sempre qualcuno che chiede conferme, c'è sempre qualcuno del tipo "su internet ho letto che" ed è sempre più difficile distinguere la realtà dalla fantasia. Il grosso problema è che viviamo in un mondo in cui reperire informazioni è tanto facile come lo è navigare su internet, e purtroppo con la stessa facilità le informazioni possono essere messe online da chiunque. Senza arrivare agli effetti tragici descritti da WeWee nel suo MedBunker, la possibilità di incappare in cialtronate è tanto più alta quanto più si va a cercare un tema sensibile, o di moda, vedi quelli da me citati prima (o signoraggio, scie chimiche, uomo sulla luna...). Purtroppo mi rendo conto che è difficile scremare tra le cose che non hanno fondamento e quelle che invece ce l'hanno, gli esperti possono facilmente aggirare questi ostacoli sulla base delle loro conoscenze ma non siamo certo tutti esperti di tutto! Un modo per distinguere le persone che sanno di cosa parlano è che loro, in genere, seguono la massima di Einstein:

Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.

Nessun vero esperto che voglia farvi capire qualcosa comincerà a parlare con tecnicismi e parole pompose, a differenza di chi fa finta di essere esperto che deve necessariamente mostrare quanto sa. Inoltre, la cosa che distingue sempre e comunque le leggende dalla realtà è il metodo scientifico, ovvero il modo in cui si è arrivati a certe conclusioni. Il metodo scientifico è dannatamente semplice: si fa un'ipotesi, si cercano le prove di quest'ipotesi, si accumulano quindi dati, se questi dati sconfessano l'ipotesi allora si ricomincia, se invece la confermano si può costruire quella che si chiama una teoria scientifica. Faccio un esempio: supponiamo di dover verificare l'ipotesi "mangiando solo torte alla crema in quantità eccessive tutti i giorni si ingrassa", si prendono dei volontari, li si pesa, li si alimenta solo con torte alla crema dandogliene in eccesso rispetto al loro fabbisogno, dopo un certo tempo li si pesa nuovamente e si confrontano i dati iniziali con i dati finali. Se le persone sono ingrassate allora l'ipotesi è confermata, altrimenti dobbiamo necessariamente cambiare ipotesi. Tutto questo non è possibile farlo senza degli studi statistici rigorosi, la statistica è parte integrante delle generalizzazioni scientifiche e questo è il punto forte ma anche il punto debole di ogni teoria. Per essere valida, una ipotesi deve essere fatta su un campione abbastanza vasto da poter dire "questo campione può rappresentare la popolazione", come dicevo nel post precedente però nessuno di noi è singolarmente rappresentativo della popolazione, per questo il caso singolo può differire dalla normalità e deve essere trattato di conseguenza, ma la generalizzazione ci permette di dire delle cose assolutamente vere: molti test per le intolleranze sono poco affidabili e il latte è normalmente innocuo.

Il fatto che noi possiamo con certezza dire certe cose è dato dal metodo scientifico utilizzato per verificarle: la scienza non teme smentita, anzi la vuole, la brama! Sono pronto a ritrattare qualunque mia conoscenza di cui sono assolutamente certo se domani trovassi un lavoro ben fatto dove mi si spiega come e perché quella nozione è sbagliata, perché è così che la scienza va avanti, è così che molto più genericamente la cultura del mondo va avanti: si cercano risposte a domande: ci si chiede qualcosa e si va alla ricerca di prove che diano una risposta, qualunque sia la risposta ne sappiamo più di prima. Non si può credere a qualunque cosa si trovi su internet, indipendentemente dal titolo, dalla carica o dal carisma di chi l'ha detto: almeno due premi Nobel dicono cose che non condivido (Kary Mullis, Nobel per la chimica, su HIV e Luc Montagnier, Nobel per la medicina, sull'omeopatia), loro sono dei premi Nobel, chi sono io per andare contro le loro parole? Molto semplice: sono uno che si affida più al metodo scientifico, alle statistiche fatte bene e alle verifiche fatte da altri sugli stessi lavori (perché le verifiche di altri sono determinanti come conferme) piuttosto che all'ipse dixit che ha portato l'umanità a credere per secoli alle parole di Aristotele, dette sicuramente in buona fede, ma poi molte volte rivelatesi sbagliate. Non dobbiamo avere paura della verità, perché è la sola cosa che può essere verificata.

Brescia, 27 giugno 2011

4 commenti:

  1. Non avevo dubbi.
    Quanto scrivi è sempre condivisibile, fino a prova contraria.

    Saluti

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  2. Esistono studi che dimostrano che "l'eccesso di informazioni" "messe online da chiunque" sia dannoso? Meglio estendere il metodo scientifico anche al di fuori del proprio orticello

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  3. @Jinocchio: non è la prima volta che mi commenti in questa maniera, voglio sperare che tu non sia un troll. Prendendo seriamente la domanda ti rispondo: non so se esistono studi a riguardo, se però cerchi su internet anche solo "vitamina C" escono fuori pagine sensate e pagine senza senso, e visto che si parla di salute non fatico a classificare come "dannosa" un'informazione senza senso.

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  4. @Jinocchio: se ti interessa c'è una bella analisi degli aspetti positivi e negativi della faccenda qui
    http://her.oxfordjournals.org/content/16/6/671.long

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