venerdì 24 dicembre 2010

Buone feste

Tanti auguri di buone feste a tutti, andateci piano coi panettoni ma sappiate godervi la festa!

Comunicazione di servizio: per tutto il periodo natalizio non è possibile prendere appuntamenti per visite, tornerò operativo il 10 gennaio

Brescia, 24 dicembre 2010

giovedì 16 dicembre 2010

Scrivere di nutrizione e i disturbi del comportamento alimentare

Ho aperto questo blog con l'intento di poter essere d'aiuto alle persone che, navigando in rete, cercano una corretta informazione riguardo l'alimentazione, dando il mio punto di vista da nutrizionista e se necessario mettermi a disposizione dal vivo nel mio studio. L'alimentazione e la nutrizione sono per me parte importante della vita, nel mio privato rompo le scatole a parenti e amici con consigli di tutti i tipi e vorrei davvero che chiunque potesse avere una consapevolezza del cibo come ce l'ha un professionista, perché sono fermamente convinto che solo la conoscenza renda liberi, tanto più in questo campo. Liberi di mangiarsi una cioccolata, di andare nei fastfood, di farsi solo un'insalata a pranzo o una pizza a cena, semplicemente perché si ha voglia di farlo e si conoscono le conseguenze, positive o negative che siano, delle proprie azioni, in modo tale da aggiustare il tiro durante la giornata e la settimana e rimanere in salute, in forma e moralmente a posto. Purtroppo questo non è possibile, ognuno di noi ha le sue conoscenze e il meglio che un nutrizionista può fare è cercare di divulgare le sue conoscenze ai propri pazienti al meglio delle sue possibilità per chiarezza e correttezza. In questo blog vengono scritte notizie e opinioni personali sull'alimentazione, a volte si danno consigli generici o si commentano le novità che escono fuori dalla ricerca scientifica, e tutto questo avviene semplicemente, senza troppe preoccupazioni.

La stessa cosa viene fatta dalle varie testate giornalistiche, indipendentemente dal contenuto scientifico dell'articolo (a volte un articolo su un giornale generalista è enormemente semplificato, al punto da perdere il vero messaggio che volevano mandare gli autori della ricerca) viene data la notizia nuda e cruda, senza orpelli né ragionamenti a lato. Tutto questo in un mondo perfetto sarebbe l'ideale: le notizie arrivano così come sono e chi le legge ne sa più di prima riguardo ad un dato argomento. Però un'amica, con un messaggio privato su facebook, mi ha fatto pensare ad un risvolto che io non avevo considerato: non tutte le persone possono essere messe sullo stesso piano e se io e altre mille persone credono che una notizia come questa, data da un quotidiano molto diffuso, sia interessante e con dei risvolti pratici non trascurabili, per una persona con un disturbo del comportamento alimentare potrebbe essere l'ennesima scappatoia, il modo ideale per farsi passare la fame e assecondare i propri desideri. Esistono blog pro-ana e pro-mia, gestiti da ragazze con disturbi del comportamento alimentare che postano di tutto, dal peso quotidiano a nuove scappatoie per non mangiare, sono persone che non vogliono aiuti, vogliono semplicemente vedersi diverse da come sono e per raggiungere l'obiettivo mettono in pratica i comportamenti che reputano più giusti.

La notizia che ho linkato, come poi la maggior parte delle diete online, dei siti che parlano di alimentazione (soprattutto a livello superficiale) e di quelli di divulgazione (generalisti o meno) raramente hanno un occhio di riguardo per questa realtà e potrebbero essere letti in chiave distorta da alcuni tipi di persone. Il messaggio privato della mia amica mi ha fatto pensare anche a come io stesso imposto i miei post: parlo di composizione corporea e di corretto approccio alla nutrizione, consapevole di dare consigli ad un pubblico quanto mai eterogeneo, ma non mi sono mai soffermato sulla possibilità che un mio post potesse essere letto da una ragazza con un dca e interpretato di conseguenza. Il problema potrebbe essere importante: se i miei scritti non aiutano sono fuori dal mio obiettivo iniziale, e soprattutto potrebbero creare danni.

L'unica cosa che posso fare, da questo momento in poi, è quella di ripromettermi di far caso a questo aspetto del mio scrivere online, di prendermi anche questa responsabilità e fare al meglio questo lavoro che mi appassiona, sia nella parte dal vivo che in quella online, che si rivolge ad un pubblico sicuramente più vasto. Probabilmente partirà una revisione dei miei post precedenti, in modo da correggere dove c'è da correggere e fare in modo di essere, per quanto possibile, solo d'aiuto e mai deleterio. Per un sito di notizie il problema non si pone: dare una notizia, fare il giornalista, è una cosa ben lontana dallo scrivere un blog sulla nutrizione, non si può pensare di non dare una notizia pensando alle conseguenze. Si può invece cominciare a ragionare sulle notizie in maniera corretta, ed è così che voglio il mio blog

Brescia, 16 dicembre 2010

martedì 7 dicembre 2010

La dieta è stressante

Un interessante articolo sullo stress da dieta è stato pubblicato un paio di settimane fa circa su The Journal of Neuroscience, ad opera di alcuni ricercatori dell'Università della Pennsylvania: il risultato del lavoro dei ricercatori è che nei topi (modelli di laboratorio su cui è stato effettuato lo studio) la dieta produce un forte stress e nel momento in cui si torna all'alimentazione tradizionale c'è il forte rischio di venire colpiti da episodi di binge eating, ovvero abbuffate compulsive verso quei cibi proibiti o limitati durante il regime dietetico. Negli esseri umani, dichiarano i ricercatori, potrebbe succedere la stessa cosa e, al momento di passare alla dieta di mantenimento, un aiuto per combattere lo stress potrebbe essere l'ideale per evitare di riprendere i chili persi con gli interessi.

Pur essendo molto interessante e rispondendo a domande come "ma perché dopo rovino sempre tutto?", questo studio non dice molto più di quanto tutti noi viviamo quando, direttamente o indirettamente, affrontiamo una dieta per dimagrire. E' palese che la sconfitta della dieta non avviene nel momento in cui la si segue, piuttosto quando si decide che basta, abbiamo perso abbastanza chili e possiamo tornare a mangiare "normalmente". Il fattore psicologico (e ormonale, come dimostra lo studio) non è da sottovalutare, una dieta di restrizioni e proibizioni porta sicuramente a una perdita di peso, ma d'altro canto porta anche a meccanismi mentali non utili nell'obiettivo educativo della dieta stessa. Una dieta che non insegna a mangiare con piacere e gusto, che limita la possibilità di variare e che oltre alle quantità elimina anche vari tipi di cibo è una dieta che, nel lungo periodo, difficilmente potrebbe essere vincente.

Esistono casi in cui necessariamente è vietato assumere determinati alimenti: una persona con cirrosi epatica non può permettersi nemmeno un bicchiere di spumante ad una festa, una persona con alterazioni nei grassi del sangue dovrebbe evitare i dolci quanto più possibile almeno fino a che i valori non siano tornati alla normalità, ed ogni nutrizionista sa quando agire nel senso di proibire un dato alimento, a volte a vita. Ma se una persona segue una dieta perché vuole dimagrire e ha tutti i valori nella norma, nessuna disfunzione e nessuna malattia, perché dovrebbe privarsi di un quadratino di cioccolato? Perché sta a dieta? L'aforisma recita "so resistere a tutto, tranne alle tentazioni": questo è dannatamente vero per quanto riguarda il cibo, perché privandoci della coccola che ci offre il pezzetto di cioccolato, il morso di cornetto, il pasticcino alle feste, si scatena un effetto fionda, come dimostra lo studio di cui parlavamo prima, e si tende ad esagerare nel momento successivo, quello in cui si dovrebbe vivere una dieta equilibrata perché si è arrivati alla consapevolezza di cosa ci fa bene e di cosa bisogna limitare, finendo per fare abbuffate di cioccolato, dolci, torte e recuperando in breve tempo il peso perduto, con conseguenze psicologiche disastrose.

Attenzione: non sto dicendo che si può mangiare cioccolato tutti i giorni tre volte al giorno quando uno è a dieta, piuttosto non vedo come il quadratino preso una volta in una settimana, assaporato per bene e gustato come farebbe un sommelier con il vino potrebbe far del male al piano dietetico, alla persona (se mediamente sta bene), e alla linea. D'altronde, chi è sempre stato magro non si è mai precluso la possibilità di mangiar dolci, solo che lo fa semplicemente quando ne ha voglia e con moderazione, e non come appuntamento fisso tutti i giorni.

In conclusione, lo studio mette in evidenza come sia importante l'aspetto psicologico del cibo durante una dieta, e (aggiungo io) combattere questo tipo di stress assecondando quel piccolo sgarro che non ha conseguenze si comincia a combattere il pericolo di riacquistare peso in futuro. Il cosa è importante, ma ancora più importante sono il come (gustandoselo, assaporandolo o all'opposto divorandolo senza nemmeno sentirne il sapore), il quanto (un quadratino di cioccolato, un morso di cornetto, un pasticcino durante una festa, con moderazione all'opposto mangiare tre cornetti, due barre di cioccolato e due etti di torta alla crema al giorno) e il quando (pasti regolari, frequenti e fissi, con la combinazione di cibi giusti, quantità di carboidrati e proteine regolate a seconda del pasto...): tutto questo permette di vivere la dieta con più serenità, con tutte le conseguenze positive che ne derivano.

Brescia, 07 dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

La dieta perfetta

In conclusione, [...] una dieta con un contenuto moderatamente alto di proteine e una lieve diminuzione dell'indice glicemico migliora il tasso di completamento dell'intervento e il mantenimento del peso perduto, inoltre sembra ideale per evitare di riacquistare peso (N. Eng. J. Med. 2010;363:2102-13)


Quelle riportate qui sopra, tradotte da me, sono le ultime righe di uno studio facente parte di un progetto molto grande, chiamato Diogenes (da Diet, Obesitiy e Genes ovvero dieta, obesità e geni), in molti comunicati stampa è stato scritto "Ecco la dieta perfetta",  come ad esempio in questo comunicato dell'ANSA. Quando ho letto la notizia ammetto che sono rimasto perplesso: ho sempre pensato, infatti, che la dieta perfetta non esiste: esiste la dieta perfetta per ciascuno di noi, ma non è possibile generalizzare. Ho letto l'articolo originale e devo dire che è fatto molto bene, è uno studio statistico molto ampio e i risultati, in media, sono quelli riassunti nei vari comunicati stampa. Però bisogna parlarne correttamente, e per farlo devo prima introdurre un concetto: l'indice glicemico.

L'indice glicemico (IG) di un alimento indica la velocità con cui si alza il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) dopo aver ingerito 50 g di alimento ed è rapportato ad un alimento di riferimento, come  il glucosio, al quale è dato per convenzione un IG di 100 (a volte si usa il pane bianco, in questo caso la scala dei valori è ovviamente diversa, ma se un alimento ha un IG più basso di un altro con una scala, l'avrà anche con l'altra). In pratica, se un alimento ha un IG di 50, vuol dire che il suo potere di innalzare la glicemia è la metà del glucosio. Normalmente si identificano alimenti con basso IG (in genere fino a 50), medio IG (fino a 75) e alto (oltre i 75). Questo argomento lo approfondirò in futuro, per ora mi serviva solo per chiarire le basi del discorso.

Lo studio ha messo in confronto delle diete di mantenimento, strutturate con un basso contenuto proteico e basso IG, basso contenuto proteico e alto IG, alto contenuto proteico e basso IG, alto contenuto proteico e alto IG, più una dieta di mantenimento classicamente equilibrata di controllo, che più o meno rappresenta una via di mezzo tra i valori di proteine e di IG. I risultati sono già chiari: con la dieta con alto contenuto di proteine e basso IG si sono avuti i risultati migliori: non c'è stato recupero del peso (presente il alcune delle altre diete), anzi ne è stato perso ancora un po', inoltre si è visto che con quel regime alimentare contare le calorie non era necessario: le persone potevano mangiare a sazietà. Ecco quindi i punti principali su cui voglio soffermarmi in questo post:
1) le diete erano a basso IG (in realtà nello studio sono diete a più basso IG, non necessariamente con alimenti con basso IG: come scritto all'inizio del post, si indica una lieve diminuzione dell'IG)
2) non c'è bisogno di contare le calorie
3) le diete erano iperproteiche

Il primo punto è importante: scegliere alimenti non raffinati (quindi farine integrali), frutta, verdura e legumi piuttosto che pasta raffinata e dolci è decisamente la scelta migliore: la glicemia rimane bassa (o moderata), la fame non si fa sentire per un po' e gli zuccheri sono utilizzati in maniera migliore e più a lungo.
Il secondo è conseguenza del primo: mangiando alimenti con basso e medio indice glicemico ci si riempie di più la pancia, si è sazi prima (attenzione: sazi, non satolli!) e automaticamente non si mangia più di quanto necessario. Va da se che se si mangiano 70 o 80 o 90 grammi di pasta integrale non cambia nulla, se poi ci si mangiano 200 grammi di zucchine o di insalata (che son davvero tanti!)
Il terzo invece è quello che mi preme di più, ma scriverò un post collegato a questo, in futuro, per approfondirlo, visto anche il lavoro fatto dall'Agenzia di sicurezza sanitaria alimentazione, ambiente e lavoro francese: dieta iperproteica non vuol dire dieta di sola carne, escludendo carboidrati o verdure, come molti regimi dietetici suggeriscono, ma è comunque una dieta che comprende tutti gli alimenti, cambia solo la percentuale di proteine rispetto ai carboidrati, che comunque non vengono assolutamente esclusi. Quando uscirà la versione in inglese del lavoro dell'Agenzia francese ne scriverò, per ora rimanga come monito: iperproteica non vuol dire squilibrata.

Brescia, 01 dicembre 2010