giovedì 14 ottobre 2010

Il vegetarismo

Riporto qui un mio vecchio post introduttivo sull'alimentazione vegetariana. Questo post compare per la prima volta su Dillinger, l'amico Yari Davoglio ha inserito alcuni suoi commenti (in rosso) al mio testo, ai quali io ho risposto nei commenti da lui, trasformando l'articolo in un dialogo a quattro mani. Qui, per rendere il tutto più leggibile metterò le mie risposte (in blu) di seguito a quelle di Yari. Buona lettura.

E’ posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.

(J Am Diet Assoc. 2009; 109: 1266-1282)

Le righe precedenti sono la posizione ufficiale dell’American Dietetic Association, che assicura chiunque voglia intraprendere la strada del vegetarismo che bilanciando correttamente l’alimentazione è possibile vivere senza rischi per la salute. In ogni caso, già scrivendo queste poche righe sorgono alcuni dubbi: perché qualcuno dovrebbe voler diventare vegetariano? La società moderna offre una varietà smisurata di cibi animali, tanto che ormai trovare carne che costi meno della verdura non ci sorprende più, inoltre i cibi animali sono connessi a numerosi eventi sociali (grigliate con gli amici, capodanno con lenticchie e zampone, il semplice pane e prosciutto per un pranzo veloce in ufficio…). Come se non bastasse, la maggior parte dei medici e dei dietologi dà per scontata la presenza di cibi animali nelle diete: latte scremato, carne magra, pesce, yogurt e via discorrendo sono praticamente onnipresenti nelle diete fatte dai professionisti, quindi sono comunque ingredienti salutari nell’alimentazione delle persone. Perché quindi voler diventare vegetariano, o addirittura vegano (ovvero una persona che non mangia nemmeno latte, latticini, uova, miele…)? Le risposte possono essere molteplici: la maggior parte delle persone diventa vegetariana per una questione etica: l’industria moderna non riuscirebbe a sostenere i ritmi imposti dal consumo se non usasse gli allevamenti intensivi, che sono ambienti assolutamente incompatibili con il concetto di “rispetto per l’animale”; una parte delle persone lo fa per motivi salutistici, che approfondiremo più avanti; infine, una minima parte lo fa per motivi socioeconomici, una dieta vegan è sicuramente molto più sostenibile di una dieta onnivora, rispetta l’economia dei paesi in via di sviluppo e le risorse del pianeta.


La seconda domanda che ci può sorgere è: cosa vuol dire dieta vegetariana ben pianificata? Molto semplicemente, è una dieta varia ed equilibrata, che sia completa dal punto di vista nutrizionale (ovvero che contenga grassi, proteine e carboidrati nelle giuste quantità e che non sia carente di vitamine e minerali): la grande varietà che è comunque presente nelle scelte di un vegetariano permette di pianificare la dieta al meglio sena rischi. La maggior parte delle persone onnivore non ha idea di cosa si nutra un vegetariano, spesso si sentono commenti tipo “ma mangi solo insalate?” Eppure la pasta al pomodoro la mangia chiunque, così come la pasta col pesto, le patate al forno, l’insalata di riso, le zucchine grigliate… L’importante è assicurare il giusto apporto calorico e nutrizionale, e questo è un obbiettivo perfettamente raggiungibile.


LE PROTEINE


La prima obiezione che spesso viene fatta ad un vegetariano riguarda le proteine: è opinione comune che pasta e pane forniscano i carboidrati mentre servano carne e latte per le proteine. In realtà, una dieta vegetariana (anche vegana) assicura un apporto proteico sufficiente per una vita in buona salute: i legumi sono la principale fonte proteica vegetale, ma non sono i soli: dalle tabelle nutrizionali si vede come le verdure siano apparentemente molto povere di proteine (il cavolfiore presenta poco più di 3 grammi di proteine ogni 100 grammi di alimento, contro i 20 del lombo di maiale – fonte: http://www.my-personaltrainer.it/tabelle-nutrizionali.htm), ma il nostro organismo non ha bisogno di grammi di alimenti, ma di calorie; se non si fa il raffronto con 100 grammi di alimento ma con 100 kcal che l’alimento apporta ci si accorge che può capitare che una verdura sia più ricca di proteine rispetto ad un pezzo di carne (per l’esempio di prima: il cavolfiore apporta il 51% delle sue calorie sotto forma di proteine, il lombo di maiale ne apporta il 48% – fonte: VegPyramid, Baroni L, ed. Sonda, pag. 33).


Il problema, qui, è che per raggiungere il giusto apporto di kcal bisognerebbe mangiare, a testa, molti chili di vegetali ogni giorno. Riferendomi al tuo esempio, 100 grammi di cavolfiore mi danno 40 kcal, mentre 100 grammi di lombo di maiale me ne danno 150: a parità di peso, assumo quasi quattro volte kcal di più con la carne.



E ti pare una brutta cosa? Pensa, mangi a volontà, ti riempi lo stomaco e non hai più problemi di contare i grammi di alimenti. Mi sembra una manna dal cielo… :-)

C’è anche da considerare la qualità delle proteine: le proteine animali sono complete, apportano cioè tutti gli aminoacidi essenziali nelle giuste quantità, mentre spesso nelle proteine vegetali questa condizione non c’è, almeno non nello stesso vegetale. Però basta fare delle combinazioni di vegetali diversi per avere uno spettro completo, il classico piatto di pasta e fagioli o di riso con i piselli dà modo di combinare le proteine dei cereali (carenti in lisina ma ricche di metionina) con quelle dei legumi (carenti in metionina ma ricche in lisina), e non è la sola combinazione possibile. Inoltre non c’è nemmeno bisogno di combinarli nello stesso piatto, basta mangiare in modo vario nella giornata e nella settimana. Infine, gli alimenti conosciuti come “pseudocereali” (come il grano saraceno e la quinoa) e gli spinaci hanno una qualità proteica del tutto rapportabile a quella della carne.


I CARBOIDRATI


Per quanto riguarda i carboidrati, la carne, il pesce e le uova ne apportano in quantità trascurabili; gli alimenti animali che ne apportano di più sono il latte, alcuni formaggi e latticini e soprattutto il miele. Questi zuccheri sono zuccheri semplici, facilmente assimilabili e che causano picchi glicemici nel sangue, con conseguente rilascio di insulina (ormone che comanda tra le altre cose l’accumulo di grassi); inoltre lo zucchero del latte è il lattosio, che per la maggior parte della popolazione mondiale è indigesto (come per tutti i mammiferi dopo lo svezzamento), condizione comune anche in molte persone occidentali, popolazione per cui il consumo di latte è frequente. Nei cibi di origine vegetale abbiamo l’apporto di amido e di fibra, due tipi di carboidrati complessi che hanno due proprietà diverse: l’amido è assimilabile ma è più lento degli zuccheri semplici e apporta un picco glicemico più basso, con conseguente rilascio di meno insulina, la fibra non è digeribile e combatte la stipsi (patologia praticamente assente nei vegetariani). Questi due elementi sono presenti praticamente in tutti gli alimenti vegetali, seppur in quantità diverse.


I GRASSI


Ma è nei grassi che l’alimentazione vegetariana è nettamente migliore a quella onnivora: i grassi di origine animale sono soprattutto grassi saturi, che se presi in eccesso possono essere dannosi per la salute (sono la principale causa di problemi cardiocircolatori), mentre nei vegetali troviamo grassi mono e polinsaturi e la praticamente totale assenza del colesterolo, questo è un grande vantaggio per le arterie.


Va detto, però, che un alimento grasso contiene tutti e tre i tipi di lipidi (saturi, monoinsaturi e polinsaturi). Circa l’80 % dei grassi dell’olio di cocco (origine vegetale, quindi) sono saturi. Il salmone contiene, di contro, circa il 70 % di grassi insaturi.



Verissimo, in effetti io non consiglierei mai olio di cocco o di palma, prima di tutto d’oliva, poi lino. Sull’olio di semi vari tralascio, quello che si prende con quegli oli si prende con tanti altri prodotti vegetali, direi che si possono escludere

Molte persone poi ritengono che la fonte migliore per gli acidi grassi omega3 sia il pesce, ma questo non è vero: le sardine fresche sono il pesce che contiene più omega3 in assoluto, la cui quantità è di circa 4 g per ogni 100 g di alimento (somma di EPA e DHA – fonte: http://www.sapermangiare.mobi/tabelle_alimenti.html) e l’olio di salmone è un concentrato di grassi del pesce che ne contiene 35 circa, ma entrambi impallidiscono al confronto dell’olio di semi di lino, che ne contiene 53 (fonte – http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/olio-lino.html). Inoltre è bene ricordare che i grassi omega3 sono estremamente labili e una cottura del pesce rende praticamente impossibile l’assunzione di questo importante nutriente.


L’olio di lino contiene acido linolenico che deve essere trasformato dal nostro organismo in EPA o DHA, mentre mangiando pesce assumiamo direttamente EPA e DHA. Inoltre, se il fabbisogno di acido linolenico è di circa 2,20 g/die, potremmo cibarci di 70 grammi di lardo, ad esempio. Per di più mi pare che l’olio di lino dev’essere trattato, trasportato e conservato con estrema cura.


hai presente la quantità di grassi saturi e di colesterolo del lardo? Io non farei una scelta del genere… In ogni caso sì, l’olio di lino va curato con particolare attenzione. Un’alternativa sono tre cucchiaini di semi di lino al giorno [ne parlerò in futuro] 

VITAMINE e MINERALI


Altri due fattori importanti per la nutrizione sono le vitamine e i minerali. Per quanto riguarda i minerali, ancora il regno vegetale sorprende per la sua versatilità e ricchezza: il ferro contenuto nei  fagioli borlotti è doppio rispetto a quello contenuto nella carne di cavallo (fonte: http://www.sapermangiare.mobi/tabelle_alimenti.html)


Bisognerebbe però mangiare i fagioli borlotti crudi (dai 3 ai 9 mg), affinché la quantità di ferro contenuta in essi non venga dimezzata: cotti contengono circa 2 mg, mentre una bistecca di cavallo 4 (proporzioni sempre relative a 100 g di prodotto).



Giusto, ma variando cibi e mangiando semi e frutta secca comunque non ci dovrebbero essere problemi di questo tipo. Considerando che poi anche molte verdure contengono discrete quantità di ferro, direi che il rischio carenza, se la dieta è bilanciata, praticamente non c’è

e per essere assimilato adeguatamente, basta il piccolo accorgimento di aggiungere al piatto della vitamina C (succo di limone come condimento, succo d’arancia ai pasti, peperoni, frutti…), il calcio viene dalle mandorle, dall’acqua minerale e dai condimenti (come la salvia), che sono una fonte migliore rispetto ai latticini, non tanto per la quantità contenuta (il grana è l’alimento che ne contiene di più in assoluto) quanto per gli effetti collaterali: un’alimentazione ricca di latticini porta nel tempo a perdere calcio dalle ossa, con un bilancio netto di calcio molto basso e spesso, viste le assunzioni carenti di molti onnivori, negativo (il fabbisogno di un vegano di calcio è di almeno 600 mg/die,


Addirittura meno di quello di un bambino?



Un bambino in proporzione al peso mangia comunque di più rispetto ad un adulto, ma a parte questo, andando a vedere i LARN dell’Istituto Nazionale di Ricerca sull’Alimentazione e Nutrizione si va sempre a guardare un’alimentazione onnivora. Ovvio che un bambino abbia bisogno di cure particolari e personalmente un bambino vegano, ammesso che accettassi il caso, lo vorrei controllare almeno una volta ogni due settimane, ma credo che il fabbisogno, anche lì, sia un po’ più basso (per il discorso delle perdite più basse). Infine, c’è da considerare che i dati delle tabelle non parlano mai di quello che serve “in meda” per star bene, ma di quello che serve alla stragrande maggioranza delle persone, quindi 1200 mg di calcio fanno sicuramente bene al 95% della popolazione, anche chi ha condizioni particolari. Un sano probabilmente ha bisogno di meno. [Aggiungo: un lattante di 6-12 mesi ha bisogno di 500-600 mg di calcio al giorno almeno, bambini più grandi 800, un adolescente può richiederne fino a 1200, e si parla sempre e comunque di dieta onnivora. I 600 mg di calcio per un vegano sono da considerare come quantità minima di sicurezza. Personalmente cercherei sempre di superare tale soglia, cosa possibile e auspicabile]

mentre per un onnivoro può superare i 1200 mg/die). Lo iodio viene dal sale iodato e dalle alghe (ce ne sono di ricchissime di iodio, al punto che per alcuni tipi non è bene mangiarne più di uno o due grammi a settimana), lo zinco dalla frutta secca e dai semi oleaginosi (zucca, girasole…). La soia poi è un legume particolarmente ricco di minerali (calcio, fosforo, potassio), ma attenzione a non confonderla con la soia verde, in realtà fagioli (fagiolo mungo) da cui si ricava il “germoglio di soia”, comunque ricco di minerali ma non quanto la soia gialla (che ha anche altre qualità benefiche).


Le vitamine ovviamente vengono dal regno vegetale, e tutti sappiamo fin da piccoli che mangiare frutta e verdura apporta vitamine, ma ce n’è una che per un vegano potrebbe essere un problema: la vitamina B12 non esiste nel regno vegetale: i nostri antenati (prima dell’Homo sapiens) erano raccoglitori e assumevano la B12 tramite la “sporcizia” che c’era sulle piante, come il terriccio e gli insetti, ora che la nostra igiene è molto migliorata, il vegano deve fare attenzione a questa vitamina e controllarla ogni tanto. Esistono molti cibi addizionati con B12 (cereali da colazione, latte di soia o di mandorla, prodotti specifici per vegani…) ma se non si riesce a raggiungere il fabbisogno giornaliero, che è di 2 microgrammi, allora si devono necessariamente assumere integratori di B12 in caso le analisi del sangue mostrino carenza. Ovviamente, un latto-ovo vegetariano non ha questi problemi: assume la B12 nel latte e nei latticini.


In conclusione, si può affermare che una dieta vegetariana ben bilanciata sia salutare, anzi forse più salutare di una onnivora (carenze di calcio, grassi saturi e comunque prodotti della carne che non fanno bene all’intestino), e che anche per un onnivoro sia consigliabile aumentare l’introito di prodotti vegetali rispetto a quelli animali, limitandoli quanto più possibile.


Sono sostanzialmente d’accordo con le conclusioni: aumentare il consumo di determinati vegetali e diminuire quello delle carni. Ci sarebbero però da toccare temi etici ed economici (per non parlare dei sapori e dei gusti) per capire che non è possibile (a livello sociale e non del singolo) abbandonare una dieta onnivora a favore di una dieta vegetariana.


Sono d’accordo: non è possibile per l’intera popolazione mondiale diventare vegetariana. Ma se invece di essere in fortissima minoranza la percentuale di vegetariani/vegani fosse anche solo il 50% della popolazione mondiale, economia e condizioni sociali migliorerebbero sensibilmente


Brescia, 14/10/2010

17 commenti:

  1. Articolo molto interessante e ben esposto.
    Mi rimane un punto di domanda.
    Quando esponi notizie a proposito del calcio, non capisco perché il fabbisogno di calcio in un vegano è di almeno 600 mg/die. Cioè un vegano ha meno bisogno di calcio rispetto ad un onnivoro, perché non assume latticini?
    "un’alimentazione ricca di latticini porta nel tempo a perdere calcio dalle ossa"

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  2. Ammetto di aver scritto male quella frase: anche se non è sbagliata è sicuramente troppo semplicistica. Fino a poco tempo fa (intendo qualche mese) c'era la convinzione che una dieta ricca di proteine potesse causare una perdita di calcio dalle ossa a causa dell'acidificazione del sangue: il calcio funziona da tampone. Ultimamente è uscito un articolo che sembra metter in discussione questo assioma, ma nonostante forse il paradigma più proteine = perdita di calcio sia da rivedere, gli studi condotti su popolazioni vegane (ad esempio sugli avventisti del settimo giorno) suggeriscono che il fabbisogno di calcio sia minore per loro rispetto alla popolazione onnivora, almeno per quanto riguarda il rischio di osteoporosi. Sotto l'ottica del paradigma di cui ho parlato ora, più latticini vuol dire più proteine acidificanti, di conseguenza più necessità di calcio che non sempre vengono soddisfatte (quante persone fanno colazione con una tazza di latte? Quante persone mangiano formaggi, grana, mozzarelle... tutti i giorni?). In realtà probabilmente il problema è più complesso di così, e rimane certo il fatto che esistono altre fonti di calcio oltre i latticini che portano probabilmente a minori necessità.

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  3. Mmm, non sono molto d'accordo con l'ultima affermazione, un vecchio studio di sostenibilità dice che comunque (sempre relativamente all'attuale tasso di crescita di popolazione) spostare l'alimentazione verso i vegetali creerebbe altri tipi di problemi rispetto ad una alimentazione carnivora, che è quello dello sfruttamento dei terreni con conseguente impoverimento, oltre al fatto che con l'aumentare della popolazione diminuisce la superficie coltivabile del pianeta. E' brutto dirlo, soprattutto per uno che abita in Sardegna dove l'allevamento industriale è quasi assente, ma gli allevamenti in batteria necessitano di molto meno spazio di un terreno agricolo, e la produzione di carne continua ad avere costi sempre più bassi proprio per tale motivo, a differenza della produzione agricola, i cui costi sembrano invece lievitare. Ragion per cui oggi i vegetali sembrano addirittura costare di più.

    Detto questo, non riesco (in realtà però non voglio) passare ad essere un vegetariano (anzi, vegetariano forse, vegano non riuscirei neanche a forza), ma da quando ho deciso di condurre una vita sana ho ridotto drasticamente il consumo di carne, tanto che ora la consumo in quantità minime al massimo 2 volte alla settimana. A pensarci, in effetti consumo praticamente l'80/90% di pasti completamente vegetariani.

    Riguardo ai fagioli, non li sopporto proprio, ma li sostituisco con un minestrone completo di verdure e lenticchie, che te ne pare in sostituzione?

    Riguardo le proteine vegetali, come giudichi la margarina?

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  4. spostare l'alimentazione verso i vegetali creerebbe altri tipi di problemi rispetto ad una alimentazione carnivora, che è quello dello sfruttamento dei terreni con conseguente impoverimento, oltre al fatto che con l'aumentare della popolazione diminuisce la superficie coltivabile del pianeta

    Questo dossier in italiano mostra l'impatto delle varie alimentazioni sull'ambiente, calcolato in diversi modi. Basandoci su questi studi, a me sembra evidente che l'alimentazione onnivora utilizza più risorse di quella vegetariana. Magari sì, si creerebbero problemi diversi, ma le risorse che servono per un allevamento sono più alte di quelle che servono per un campo coltivato, di certo non in termini di spazio, ma per l'acqua da dare da bere all'animale, per il suo foraggio, per le spese veterinarie... Per dar da mangiare ad un singolo animale si sfruttano numerose risorse vegetali, per questo se aumenta la popolazione, e dinimuiscono le parti coltivabili, è difficile poter pensare di sostenere allevamenti numerosi come sono ora piuttosto che far da mangiare per l'uomo.

    Ragion per cui oggi i vegetali sembrano addirittura costare di più.

    Non dimentichiamci però che gli allevamenti hanno sovvenzioni statali (ricordi le proteste dei cobas del latte tempo fa?)

    A pensarci, in effetti consumo praticamente l'80/90% di pasti completamente vegetariani.

    Ottima scelta :-)

    Riguardo ai fagioli, non li sopporto proprio, ma li sostituisco con un minestrone completo di verdure e lenticchie, che te ne pare in sostituzione?

    Direi che è buona. Le lenticchie son legumi, come tali hanno proprietà nutritive simili ai fagioli

    Riguardo le proteine vegetali, come giudichi la margarina?

    Volevi dire grassi vegetali, vero? Credo che la margarina sia il più possibile da evitare, il contenuto di grassi esterificati fa sì che sia una scelta poco salutare. Inoltre come calorie è tale e quale al burro, quindi, se non in caso di alimentazione vegan, direi che la sostituzione è inutile.

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  5. Salve, posso chiederle un parere scientifico sulla veridicità o meno di questa strafamosa affermazione di Red Ronnie che continua a essere riportata in ogni sito di vegani e vegetariani ?
    "L'unico problema che i bambini vegani hanno è che non si ammalano e questo è un dramma per le industrie farmaceutiche. Io ho due figlie, le ho cresciute senza proteine animali, mia madre mi criticava ma loro non si ammalavano mai, a differenza delle figlie di mio fratello. Quanto a me, non prendo un antibiotico da 15 anni". [Corriere della Sera, 24-2-2005]
    A me, già il fatto che si tiri in ballo un "DRAMMA" della solita Big Pharma mi fa propendere a non credere in partenza a certe affermazioni. Comunque sia, se è possibile, vorrei poter avere dei dati scientifici corretti (come lei e il Dottor We Wee fate sempre) riguardo alla frequenza di malattie che necessitano dell'uso di ANTIBIOTICI nei vegani e nei vegetariani rispetto ai non vegani e non vegetariani.
    La ringrazio per l'attenzione e le auguro buon lavoro.

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  6. Non ho notizia di studi del genere, una prima ricerca su pubmed non mi ha fornito articoli degni di nota a riguardo, però posso dire questo:
    1) Non c'è motivo di dubitare della condotta di Red Ronnie (non ha mai smentito, che io sappia)
    2) Se suo figlio sta bene buon per lui
    3) Tirare in ballo Big Pharma è un brutto vizio, ma in questo caso si riferisce a questo:
    http://www.scienzavegetariana.it/agg/news/2005_02_26_studio_allen.html
    Pare che questo studio semplicemente sia non affidabile e commissionato da aziende alimentari interessate.
    4) Analizzando le parole del presentatore posso dire che difficilmente una dieta (qualunque) può evitare un'infezione, ma la vegetariana è un'ottima dieta: i vegani sono assolutamente più colti della popolazione normale per quanto riguarda l'alimentazione, devono esserlo se non vogliono incorrere in carenze, quindi sono sicuro che sia lui che i figli siano stati seguiti da personale esperto, abbiano assunto tutti (anche i bambini) integratori almeno di B12 e la presenza di vitamina C, E e altri antiossidanti è assicurata dai prodotti vegetali, quindi il sistema immunitario è sicuramente buono. Poi però c'è da dire che il bambino, soprattutto l'infante, è critico e se si vuole crescerlo da vegano si DEVE necessariamente affidarsi a qualcuno di competente, perché errori nei primi mesi di vita possono essere molto gravi, e ammetto che leggere quelle parole mi ha un po' spaventato: essere vegano a 4 mesi di vita è diverso che esserlo a 8, a 2 anni o a 4, o da adulti, e non si deve credere che sia un gioco da ragazzi

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  7. "Poi però c'è da dire che il bambino, soprattutto l'infante, è critico e se si vuole crescerlo da vegano si DEVE necessariamente affidarsi a qualcuno di competente, perché errori nei primi mesi di vita possono essere molto gravi"

    Anche a me questa cosa inquieta parecchio e nei siti vegani che ho visitato fino ad ora mi sembra proprio che questo non venga detto.

    La ringrazio per la sua tempestiva risposta.
    Resto in attesa di eventuali studi che dimostrino o meno i benefici di una dieta vegana a livello di difesa dalle infezioni.

    Buon lavoro !

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  8. Ho trovato questo lavoro del sito SSNV, che mette insieme un po' di dati
    http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/vnhl/LLimmunitario.html
    In pratica si dice che in linea teorica i vegetariani dovrebbero avere un sistema immunitario più forte grazie all'introito maggiore di molte vitamine e antiossidanti, ma in pratica è paragonabile a quello degli onnivori a causa della non trascurabile possibilità che la dieta non sia perfettamente bilanciata.

    A corollario, comunque, metto anche questo
    http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/vegani_e_immortalita.html
    che è più uno spiegone statistico di come vadano letti certi dati che una prova di qualcosa, ma è comunque interessante

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  9. Dr.Parpaglioni ho letto entrambi gli articoli e per ora sono soddisfatta.
    GRAZIE !!! :-)

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  10. Se può interessarle oggi ho trovato pubblicato questo articolo: http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/In_Privato/La-dieta-vegetariana-fa-bene-anche-ai-bebe-I-bimbi-si-ammalano-meno_311710012460.html

    Però mi chiedevo una cosa: se il sistema immunitario è più forte grazie all'introito maggiore di molte vitamine e antiossidanti, allora anche una dieta onnivora bilanciata e integrata da questi ultimi elementi dovrebbe fortificare l'immunità.
    Oppure entra in gioco dell'altro ?

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  11. E' ovvio che una dieta onnivora ben bilanciata (anche senza bisogno di integrazione) sia in grado di avere gli stessi risultati. Nessuno vieta all'onnivoro di cibarsi di kamut, farro, alghe, olio di lino, frutta e verdura in abbondanza, soia e legumi e tutti gli altri alimenti di cui il vegetariano fa uso quotidiano. Quando si fa la differenza tra lo stato di salute dell'onnivoro e del vegetariano bisogna tener conto che il vegetariano è spesso più attento e preciso nell'alimentazione, l'onnivoro invece pecca spesso di gola dà retta più alla palatabilità del cibo piuttosto che alla sua salubrità. Ecco che in una dieta onnivora comune troviamo poche verdure, poca frutta, abbondanza di grassi saturi e di zuccheri semplici, pochi antiossidanti e poche vitamine, con la conseguenza che il vegetariano ha delle analisi del sangue migliori.

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  12. Mi scusai se continuo a farle domande, ma l'argomento mi interessa.
    A parte i valori di Colesterolo, Trigliceridi, Glicemia, Transaminasi etc etc.. quali sono le analisi del sangue che si effettuano per poter affermare che il sistema immunitario di un soggetto è più forte di un altro ?
    Ed è in base a queste analisi che sono stati fatti gli studi comparativi tra vegetariani e onnivori oppure ci si è basati sui giorni di assenza per malattia, o sulla quantità di farmaci assunti ?

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  13. A parte i valori di Colesterolo, Trigliceridi, Glicemia, Transaminasi etc etc.. quali sono le analisi del sangue che si effettuano per poter affermare che il sistema immunitario di un soggetto è più forte di un altro ?

    Mi viene in mente il banale emocromo che dà il numero e altre caratteristiche delle varie cellule del sangue, compresi i globuli bianchi, ad esempio. Poi è letteratura (quindi ampiamente dimostrato), comunque, il fatto che alcuni valori del sangue (albumina, alcune vitamine e minerali...) si associano ad una meno efficace risposta immunitaria.

    Ed è in base a queste analisi che sono stati fatti gli studi comparativi tra vegetariani e onnivori oppure ci si è basati sui giorni di assenza per malattia, o sulla quantità di farmaci assunti ?

    Non avendo letto lo studio originale non posso saperlo, posso immaginare che si siano basati sulle analisi del sangue e delle urine che si correlano con una scarsa risposta immunitaria, sul numero di globuli bianchi e, banalmente, da quante volte qualcuno va dal medico in un certo lasso di tempo

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  14. <come la vedi una dieta vegetariana in chi ha un'insufficenza renale ( creatinina 1,9; clearance della crea. 24%) cronica? I legumi contengono troppo fosforo e le proteine animali sono di valore biologico più elevato, i vegetali in genere contengono troppo potassio; il ferro contenuto nei vegetali non è di tipo EME ed è quindi scarsamente biodisponibile a meno di unirci il sapore "acido" della spremuta di limone nello stesso piatto... questo è ciò che mi è stato detto.
    Vorrei avere un tuo parere.
    A proposito: tutti glialtri parametri sono ok (colesterolo, pressione, trigliceridi,azotemia, emocromo, etc)

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  15. @Anonimo: la vedo bene, con qualche accorgimento. Un paziente con IRC deve diminuire le proteine, quindi anche i legumi si mangiano poco (il fosforo è tanto, ma se si mangiano pochi fagioli l'introito è controllabile), le verdure possono essere cotte due volte (bollisco, butto l'acqua, la cambio, bollisco di nuovo).
    Nel suo caso particolare, comunque, non posso dirle niente di più rispetto a questo, le consiglio di rivolgersi ad un medico o ad un nutrizionista della sua zona per essere seguito efficacemente.

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  16. Gentile Dr.Parpaglioni le vorrei farle alcune domande sulla B12, domande forse più da biologo che da nutrizionista.

    A) A quanto ho capito la B12 (cobalamina) viene prodotta solo nei regni Archea e Bacteria; negli altri regni è presente solo a causa della presenza di questi batteri.
    Ad esempio i batteri presenti nell'intestino dei bovini rendono la cobalamina disponibile nel loro sangue e quindi nelle carni che mangiamo e nel latte che beviamo.
    Non sono possibili simbiosi tra questi batteri etc e l'organismo umano, così come avviene per altri mammiferi?

    B) In quale modo i batteri la sintetizzano? Di cosa si 'nutrono' per sintetizzarla?

    C) Pare che il plasma seminale umano ne contenga abbondanti quantità. A tal proposito spesso vengono spesso citati gli studi:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC425091/ e http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1455157.
    Questo può significare che in qualche modo anche la nostra specie sintetizza la B12? (e quindi sarebbe una risposta affermativa alla domanda A)

    D) Se quindi noi stessi la produciamo, attraverso i batteri che ospitiamo, non possiamo disporne senza doverne assumere dall'esterno?

    Grazie.

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  17. A) anche fosse possibile, l'assorbimento della B12 nell'intestino è condizionato dalla presenza del fattore intrinseco, prodotto nello stomaco. Probabilmente i nostri batteri riescono anche a sintetizzarne una minima quantità, ma è talmente poca e talmente poco assorbita da essere ininfluente

    B) la biosintesi della cobalamina è piuttosto complicata, vedi
    http://www.springerlink.com/content/vbfeb7865mqguf2t/

    C) escludo una sintesi endogena, probabilmente per qualche processo biochimico (a me sconosciuto, ammetto), la B12 viene concentrata soprattutto nel plasma seminale dell'uomo, per motivi riproduttivi.

    C)vedi A, l'assimilazione intestinale dipende dal fattore intrinseco e non ci sono prove che la specie umana produca B12 endogenamente (anzi, visti i casi di carenza direi che ci sono prove contrarie)

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