martedì 21 settembre 2010

Il valore delle piccole cose

Come nutrizionista, il mio lavoro consiste nell'insegnare alle persone la corretta alimentazione secondo le loro necessità. Da qualche anno vivo a Brescia e la cucina tipica bresciana è ricca di carne, tra cacciagione, insaccati e piatti tipici, come ad esempio la polenta e osei (polenta e uccelli); è una terra poi rinomata per i vini: quelli della Franciacorta sono forse i più famosi, ma non sono gli unici, e sono tutti di ottima qualità. In queste condizioni è normale che il gusto e la soddisfazione personale a tavola prenda spesso il sopravvento rispetto alle regole di sana nutrizione. D'altro canto, non si può nemmeno pensare di far diventare il pasto una cosa meccanica e impersonale: pensare di andare ad una sagra di paese con l'incubo della sana e corretta alimentazione è da folli, come è da folli volersi preparare per tutta la vita futura insalata e pomodoro a cena quando fino al giorno precedente si è mangiato il nostro piatto preferito da quando siamo piccoli. Non è questa la dieta che voglio imporre e non è questa l'educazione alimentare di cui c'è bisogno: non c'è bisogno di persone tristi. Come conciliare allora la tradizione e il gusto personale con una corretta alimentazione? Cominciando col fare delle aggiunte, ad esempio.

La maggior parte delle persone che consumano molta carne e molti primi spesso trascurano frutta e verdura. Se queste persone non hanno particolari problemi (obesità, diabete...) la cosa più semplice per correggere il loro modo di alimentarsi è aggiungere frutta e verdura a tutti i pasti, aggiungerne anche a merenda se necessario, in modo da poter avere uno spettro di nutrienti più ampio che la loro abituale dieta non è in grado di fornire. Magari mangiandone anche prima del pranzo, piuttosto che alla fine. Considerando una persona sana, quindi, questo semplice accorgimento potrebbe portare anche ad altre conseguenze: la sazietà arriva prima e si mangia meno quantità di piatti spesso consumati in eccesso; oltretutto il senso di sazietà dura più a lungo se si mangiano frutta e verdura prima dei pasti.

Un altro accorgimento importante, ma fondamentalmente piccolo, è quello di variare. Ogni zona d'Italia ha le sue peculiarità in cucina, e non c'è motivo di rinunciarvi se queste sono consumate a rotazione: ad esempio un piatto tipico bresciano (ma anche bergamasco) sono i casoncelli, un tipo di pasta ripieno quasi sempre di carne, grana e altri ingredienti, che variano a seconda della zona. Anche fare in casa questo piatto, variando il ripieno (ne esistono diverse versioni, anche senza carne) vuol dire variare la cucina e quindi variare i nutrienti assunti, senza per questo dimenticare il gusto.

Per quanto riguarda i vini... perché rinunciare? Un bicchiere a pasto, se non ci sono controindicazioni di tipo medico, può fare addirittura bene, l'importante è non esagerare.

Ovviamente non basta questo per sistemare una condizione patologica: se una persona presenta obesità dovrà dimagrire, a questo punto si deve attuare una dieta correttiva per sistemare la condizione, ma una volta raggiunto l'obiettivo si può fare lo stesso discorso di prima: piccoli accorgimenti salutari per gustarsi senza problemi la cucina che più ci piace.

Non si deve intendere la dieta come una costrizione, quanto piuttosto come un insegnamento a gustarci quanto di buono si può trovare nel nostro piatto. Dieta è stile di vita, che a volte va corretto e comporta sacrifici, ma sono temporanei: la dieta corretta è quella che ci fa stare in salute da tutti i punti di vista, sia fisico che psicologico, permettendoci di avere un morale alto quando ci mettiamo a tavola.

Brescia, 21 settembre 2010

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